Sabato, 28 Marzo 2020

Alberto Toso Fei:
“I tesori nascosti di Venezia da vedere almeno una volta nella vita”

Oggi vi sveliamo:
 Il Tesoro numero Quattro
 

“La Biblioteca circolare di San Lazzaro degli Armeni”

Suite della Bibilioteca

 

Vera oasi d’Armenia in piena laguna di Venezia è l’isola di San Lazzaro degli Armeni, che dopo essere stata ospizio di pellegrini fin dal xii secolo e successivamente rifugio per malati di lebbra (da cui deriva la dedicazione a San Lazzaro, loro patrono), conobbe alcuni secoli di abbandono fino al 1717, quando la Repubblica la assegnò a un monaco armeno di Sebaste, Manug di Pietro detto Mechitar, “il Consolatore”, fuggito quell’anno da Modone invasa dai turchi. Mechitar, con diciassette monaci, restaurò la vecchia chiesa, costruì il monastero e bonificò l’isola (che fu successivamente ingrandita di quasi quattro volte, tra Otto e Novecento). A partire da quel momento, San Lazzaro divenne uno dei più importanti centri di scambio e produzione culturale armena in Europa.
Cuore dell’isola è certamente la strepitosa biblioteca circolare, progettata da Andon Ispenian, nella quale sono conservati oltre quattromila manoscritti (il più antico dei quali risalente all’viii secolo), in cui è esposta tra l’altro una firma dello zar Pietro i il Grande, in un editto del 1717. Ma anche un antichissimo papiro indiano rilegato “a tapparella”, il Corano di Murad il Sanguinario, e una interessantissima copia in armeno del libro di Calistene sulla vita di Alessandro Magno, tutto miniato con dei cavalli. La collezione comprende, nella sala dei testi a stampa, due copie originali della Description de l’Égypte, opera che segnò la nascita dell’archeologia moderna, redatta a seguito della campagna d’Egitto intrapresa da Napoleone.
Accanto a questa, il monastero ha infatti un’altra biblioteca, ricca di oltre duecentomila volumi, e un museo ricco di reperti e tesori d’arte: un trono indiano di epoca Moghul, una sfera cinese formata da quattordici diverse sfere cesellate una dentro l’altra da un unico pezzo di avorio, in grado di ruotare ognuna in maniera indipendente, la mummia del sacerdote egizio Nemenekhamon, ma anche un gesso di Canova raffigurante il figlio di Napoleone, e una tela di Giambattista Tiepolo che rappresenta la Giustizia e la Pace. Uno spazio permanente è riservato a Lord Byron, che sull’isola, dove aveva uno studio, trascorse molto del suo tempo veneziano per apprendere la lingua armena. Sotto gli ulivi dell’isola l’inglese scrisse il canto iv de Il Pellegrinaggio del giovane Aroldo.
A Venezia vi sono poi almeno altri due significativi luoghi di presenza armena: il più antico è a pochi passi da San Marco, in quelli che ancora oggi si chiamano calle e sotoportego dei Armeni. Sotto il portico – in legno, con delle scritte in lingua armena – si trova la chiesa di Santa Croce, quasi invisibile dall’esterno. A Dorsoduro invece, nella prestigiosa sede di Ca’ Zenobio, eretta per l’omonima famiglia patrizia veneziana tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento e acquistata dall’Ordine Mechitarista nel 1850, ha sede il collegio Moorat-Raphael, nato dalla fusione di due istituzioni deputate all’istruzione dei giovani armeni figli della diaspora, e oggi utilizzato per ospitare iniziative di carattere culturale.

 

 

Reveal Venice suggerisce:

TRA TESORI E ROSE

Visita privata dell’isola di San Lazzaro degli Armeni, centro mondiale per la cultura armena dal 1717, accompagnata dai racconti di un padre mechitarista. Luogo spirituale grazie agli incantevoli giardini segreti ispirati all’Estremo Oriente, per il suggestivo chiostro, la chiesa, la splendida biblioteca con i suoi manoscritti e tesori (e per la famosa marmellata Vartanush che i monaci producono con i petali di rosa che crescono sull’isola, raccolti all’alba nel mese di maggio).
Al termine della visita, un  profumato aperitivo in una terrazza panoramica affacciata sul Canal Grande,  durante il quale scoprirete la tradizione culinaria armena (compresa la ricetta della marmellata!)
Per informazioni: Reveal Venice – info@revealvenice.com