Abbiamo  preparato un nuovissimo tour, dedicato a tutti i Veneziani nell’anima…

Domenica 7 aprile andiamo alla scoperta della Giudecca, tra conventi, case di villeggiatura  e industrie ottocentesche.

Ecco il programma… Ci troviamo alle ore 10.00 in  Stazione Santa Lucia e partiamo in taxi privato per la Giudecca. Qui ci accoglierà la nostra guida per una prima passeggiata dedicata alla parte est dell’isola, che terminerà con la visita alla Basilica del Redentore, una delle Chiese tra le venerate di Venezia e uno dei massimi capolavori architettonici del Rinascimento.

Scopriremo la chiesa sconsacrata di Santa Croce,  il carcere femminile, prossima meta della visita di Papa Francesco, l’Archivio di Stato, i granai della Serenissima, la Chiesa delle Zitelle, la casa dei Tre Oci… per farci abbracciare poi dal panorama del Bacino di San Marco, visto da tutta un’altra prospettiva, intorno alle 12.30.

Pranzo in libertà o in ristorante (con prenotazione anticipata a 25 euro pp.)

Alle 14.30 circa, partenza per la seconda parte della passeggiata guidata, dedicata all’avvincente racconto del riuso industriale: cosa successe alla prima fabbrica italiana d’orologi, ai cantieri navali, alla fabbrica di Birra Dreher e al Mulino Stucky?  Durante il percorso, incontreremo il misticismo della chiesa di Sant’Eufemia e la trasformazione della chiesa sconsacrata di Cosma e Damiano, le fabbriche dei cordami e il Convento delle Convertite.

Il tour finisce al Molino Stucky, dove chi lo desidera, potrà fermarsi per una sosta  al bar con la  vista panoramica più alta della città, oppure rientrare, intorno alle 16.00, in taxi privato per la Stazione Santa Lucia.

Il tour comprende: trasferimento in taxi privato da/per la stazione Santa Lucia, 3 ore di visita guidata da parte di una guida autorizzata (e innamorata della città), accompagnatore, radioauricolari.

Informazioni e prenotazioni entro venerdì 29 marzo a info@revealvenice.com e contatti@linktours.com

La Giudecca non è una singola isola, ma un piccolo arcipelago, a sud del centro storico, e guarda verso san Marco e verso le soleggiate Zattere. Funziona come un fondale teatrale, in modo che, dalla città, si ha l’impressione di stare in un luogo compiuto, in cui l’acqua del bacino possa essere un tramite e non un ostacolo, non uno sconfinato “altrove” ma appunto uno spazio definito e disegnato dal margine giudecchino.

Quella parte un po’ distante di città non ha soltanto questo significato: le architetture e le altre permanenze storiche ci raccontano che molti ordini monastici hanno scelto nel tempo di trovare casa qui, appartati, e che nel Medioevo alcune famiglie aristocratiche passavano l’estate nella casa ariosa e dotata di giardino, orto, arenile in Giudecca, per sfuggire all’afa.

Il suo nome ci rimanda ai “zudegài” cioè persone con reati non così gravi da prevedere la prigione, ma abbastanza sgradite da dover stare distanti, in isola.

La toponomastica ci racconta di orti, piccoli allevamenti, pesca, ma anche di circoli dotti; poi qui, dall’Ottocento, hanno trovato spazio piccoli, medi e grandi sistemi produttivi, cantieri, produzione di tessuti, spazzole, liquori, ordigni militari… e di conseguenza case per gli operai, insomma quartierini come ne sono nati in gran parte dell’Europa, umili ma vicini al luogo di lavoro.

La Giudecca si è avvalsa della buona posizione rispetto all’acqua per ospitare, sul fronte principale, magazzini portuali e granai, che ancora possiamo riconoscere, ma la cosa che più sorprende è il riuso degli edifici, molto frequente in isola, per cui un convento diventa carcere, un granaio si trasforma in abitazioni, un mulino cambia funzione, ma non forma, e diviene grande albergo.”